Quanta scienza (non) c’è nelle decisioni dell’UE?

Quanta scienza (non) c’è nelle decisioni dell’UE?

Martedì 13 novembre, il Meccanismo di Consulenza Scientifica della Commissione Europea (SAM) ha pubblicato un documento in cui afferma che la direttiva sugli organismi geneticamente modificati(OGM) del 2001 dovrebbe essere rivista per esser adeguata alle più recenti conoscenze, specialmente quando si tratta di modificare i geni.

Tra le altre cose, il documento raccomanda di rivedere le decisioni del passato sugli OGM per “riflettere le attuali conoscenze e prove scientifiche, in particolare sull’editing genetico e sulle tecniche consolidate di modificazione genetica” con particolare attenzione agli sviluppi tecnologici avvenuti dopo il 2012 con l’avvento di CRISPR, come ricordato da Anna Meldolesi.

“È necessario migliorare la legislazione sugli OGM dell’UE per essere chiari, fondati su prove, attuabili, proporzionate e sufficientemente flessibili” affermano gli esperti che forniscono consulenze scientifiche indipendenti all’esecutivo dell’Unione Europea “per far fronte ai progressi e al futuro della scienza e della tecnologia in questo settore”.

Curiosamente, ma neanche troppo, le dichiarazioni degli esperti europei sono in linea con affermazioni del governo degli Stati Uniti, che ha sostanzialmente affermato che la legislazione UE sulle sostanze chimiche è obsoleta. Da tempo ci eravamo arrivati anche in Italia a queste drammatiche conclusioni, ma fa comunque piacere leggere che, in un momento di forti tensioni politiche ed economiche gli USA incoraggino “l’Unione Europea a cercare input dalle comunità scientifiche e agricole, così come dai partner commerciali, per determinare l’appropriata attuazione della sentenza della Corte Europea di Giustizia del 25 luglio scorso”.

E in effetti tanto le decisioni della politica quanto quella delle giurisdizioni dell’UE hanno messo forti ipoteche sul futuro delle cosiddette nuove tecniche di selezione vegetale (NPBT). Da oltre un anno si susseguono accalorati scambi tra la Commissione e gli Stati membri presso il Comitato permanente di alimenti e mangimi per animali vegetali, un dibattito che ha preso una piega tutta da interpretare a seguito alla decisione della Corte del Lussemburgo secondo cui gli organismi ottenuti da impianti di mutagenesi sono da ritenersi OGM e, in linea di principio – anche se il linguaggio della sentenza è piuttosto contorto -, rientrare nella direttiva sugli OGM.

La decisione della Corte di Giustizia Europea ha sorpreso tanto i ricercatori quanto l’industria. I primi si sono uniti a un documento pubblicato il 24 ottobre scorso che, tra le altre cose, ricorda come:

I metodi innovativi di miglioramento genetico sono necessari per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici. L’agricoltura nutre il mondo. Il collasso dei sistemi alimentari è uno dei maggiori rischi dei cambiamenti climatici. Il successo dell’agricoltura di domani ha bisogno di raccolti che siano in grado di meglio sopportare rapidi cambiamenti ambientali avversi, quali ad esempio l’estrema siccità che ha recentemente colpito l’Europa. Una delle svolte scientifiche più recenti in questo senso è il miglioramento genetico di precisione basato sull’editing dei genomi. L’editing può adattare i raccolti a ciascuna area coltivata in base ai fattori ambientali specifici di quella regione, e può essere usato per migliorarne il valore nutrizionale e la digeribilità, nonché ridurre il contenuto di componenti anti-nutrizionali e allergeni e l’utilizzo di sostanze chimiche nelle coltivazioni.

A più riprese, e con meno coordinamento, anche l’industria agro-alimentare ha dichiarato che la decisione della Corte del Lussemburgo avrebbe inferto un duro colpo all’innovazione in Europa. Di segno diametralmente opposto invece la reazione dei gruppi ambientalisti che hanno affermato che la sentenza ha bloccato l’ingresso di “OGM nascosti” attraverso la porta di servizio. Commentando il documento, Franziska Achterberg, di Greenpeace, ha dichiarato che i consulenti scientifici hanno riconosciuto il pericolo derivante dall’uso di queste nuove tecniche di ingegneria genetica, “ma non hanno consigli su come affrontarlo. Il rischio che vogliono evitare è diverso: un problema percepito di ‘restare indietro’ rispetto alle altre nazioni” e che quindi occorrono ulteriori ricerche e sperimentazioni in questo settore per comprendere meglio i possibili rischi e benefici per la società, l’ambiente, l’agricoltura e l’economia. Peccato che la sentenza del 25 luglio scorso chiuda molte più porte di quante non ne apra. Secondo Greepeace comunque “L’UE dovrebbe prima di tutto prevenire i danni alle persone e all’ambiente, e quindi applicare i suoi regolamenti sugli OGM a tutti gli organismi geneticamente modificati, indipendentemente dal fatto che derivino da nuove o vecchie tecniche”.

Gli esperti del SAM ritengono che le conseguenze della decisione del luglio scorso siano ancora tutte da scoprire e che comunque le ripercussioni interesserebbero tanto gli agricoltori quanto i consumatori. “Potrebbero esserci impatti sul commercio internazionale e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo” si legge nel documento, molto critiche anche le valutazioni circa il “panorama della ricerca e dell’innovazione dell’UE”.

Non si tratta, come mai nessuno anche tra i più streniu sostenitori degli OGM ha in effetti mai affermato, di risolvere il problema della produzione alimentare insostenibile e della scarsità di cibo nel mondo, si tratta di non chiudere la porta a “modifiche genetiche che hanno il potenziale per contribuire alla sicurezza alimentare” una caratteristica che è “particolarmente rilevante data la crescente popolazione mondiale e il cambiamento climatico”.

Carlos Moedas, Commissario per la ricerca, la scienza e l’innovazione, ha accolto con favore l’opinione della SAM, affermando che “l’editing genetico è una tecnologia fondamentale con un enorme potenziale per migliorare la salute umana e preservare l’ambiente”. Quasi sovrapponibili le dichiarazioni di Vytenis Andriukaitis, Commissario per la salute e la sicurezza alimentare, che in quanto scienziato vede “un grande merito nel tenere il passo con le innovazioni in modo che la società possa beneficiare della nuova scienza e tecnologia”. Tanto Moedas quanto Andriukaitis hanno incoraggiato un’ampia riflessione e una discussione su come, “in quanto società”, vogliamo andare avanti con questioni come l’editing genico.

Il Parlamento europeo, quando può, vota in massa per proibire gli OGM, la Corte europea di giustizia dà ragione alle richieste di gruppi di contadini francesi da sempre contrari all’uso di nuove tecnologie (che non siano quelle da loro da sempre usate) in agricoltura dopo però aver ammonito che il principio di precauzione non può essere impermeabile alla mancanza di evidenze scientifiche. la Commissione europea, in quanto tale, se ne lava le mani lasciando i suoi membri prendere, ma sempre e solo a titolo squisitamente personale, posizioni sinceramente liberali.

Adesso che la scienza ha avanzato i suoi dubbi si ripartirà col giro delle decisioni all’incontrario? Ah saperlo…

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Fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica scomparso nel 2006, è un'associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità l'affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l'assistenza personale autogestita, l'abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l'accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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