La lettera aperta dei ricercatori per cambiare la legge Ue sugli Ogm

La lettera aperta dei ricercatori per cambiare la legge Ue sugli Ogm

Riportiamo un articolo che Roberto Defez, ricercatore al CNR e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, pubblicato sulla Stampa del 17 gennaio 2018. Nel pezzo, Defez parla della lettera aperta dei ricercatori, pubblicata su Nature, affinché sia cambiata la legge europea sugli Ogm. Buona lettura.

Lettera aperta degli scienziati su “Nature”: “Cambiamo la legge dell’Ue sugli Ogm”

di Roberto Defez, Istituto di Bioscienze e Biorisorse – CNR

A Kant, Voltaire e Martin Luther King si attribuisce una variante della stessa frase: la mia libertà termina dove comincia la vostra. Questo concetto di tolleranza non vale in Europa o, per meglio dire, non vale nell’Europa degli Ogm.

Il tema degli Ogm ha dilaniato i 28 Stati europei per decenni. Fino a quando l’Ue non ha alzato bandiera bianca con la direttiva 412 del 2015. La direttiva voleva essere un liberi tutti. Ognuno faccia, sulla coltivazione delle piante geneticamente modificate, quello che vuole a casa sua. Ossia, per la prima volta, l’Ue si spogliava della titolarità di decidere se coltivare o meno degli Ogm e restituiva agli Stati nazionali la libertà di coltivare le piante Ogm che avevano superato il vaglio sanitario e ambientale dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Con la 412/2015 si poteva vietare la coltivazione di Ogm senza essere più costretti a dimostrare che procuravano un danno sanitario o ambientale. Una prova che nessuno Stato europeo ha mai ottenuto per vietare il mais Bt, l’unica pianta Ogm coltivabile in Europa.

L’Unione Europea intendeva tutelare i 28 Stati, perché vietare l’importazione di un bene senza dimostrare che provoca un qualche danno poteva essere sanzionato dall’Organizzazione mondiale del commercio, il Wto. Poi, stanca di tenere a bada 28 Stati indisciplinati e dispettosi, vara ad aprile 2015 la direttiva 412. Prima di quella data, circa un terzo degli Stati votavano contro gli Ogm, un terzo a favore ed un terzo si astenevano. Promulgata la direttiva, 19 Stati decidono di adottarla e vietare la coltivazione di tutti gli Ogm: ossia di quel vecchio e inerme mais Bt, inerme perché in quel 2015 uscito dalla tutela brevettuale.

Ottenuta la libertà di fare quel che volevano con gli Ogm, questa non ha attenuato la vena rissosa e dispettosa degli Stati. Così, quando a marzo 2017 si è votato per consentire la coltivazione commerciale di tre nuove piante Ogm, i vecchi schieramenti che avevano paralizzato l’Europa per decenni hanno ricominciato a lanciare palline di carte e fare sgambetti. Il voto a Bruxelles ha riproposto i vecchi schieramenti. I 19 Stati che avevano ottenuto la libertà di scelta nei loro Paesi hanno votato contro o si sono astenuti, negando che analoga libertà potesse toccare anche alle altre nazioni. La libertà di alcuni Stati non si è fermata dove cominciava la libertà di scelta sugli Ogm degli Stati.

Di fronte ad un simile spettacolo (degli Stati nazionali, non dell’Unione Europea) 13 scienziati europei, capitanati da Dennis Eriksson, svedese, hanno pubblicato la scorsa settimana su “Nature Biotechnology” un testo che chiede di cambiare la 412/2015. Questa direttiva è nota con l’acronimo di “opt-out”, ossia opzione di uscita, uscita dalla possibilità di coltivare piante Ogm.

Noi proponiamo che l’ “opt-out” venga affiancata da un’analoga “opt-in”, in cui gli Stati che lo desiderano (non l’Italia, purtroppo) possano autorizzare la coltivazione commerciale di nuove piante Ogm, pronte da anni a vedere la luce. Ci sono piante di grano Ogm a ridottissimo tenore di glutine, altre che contengono i preziosi grassi omega-3, altre ancora arricchite di antiossidanti o cardioprotettori, per non parlare di quelle che evitano l’uso di fungicidi. Alla parola fungicidi l’Italia (e soprattutto l’Alto Adige) dovrebbero rizzare le orecchie, visto che da soli consumiamo il 60% di tutti i fungicidi usati in Europa. Le piante Ogm possono ridurre del 70% l’uso di fungicidi. Sarebbe un vantaggio sanitario e ambientale. Sarebbe una manna per le nostre monocolture millenarie, ossia i vigneti, irrorati dal tempo dei romani con gli inquinanti ossidi di rame.

Ma noi siamo un Paese con una profonda scissione di personalità. Da un lato vietiamo non solo di coltivare quel vecchio mais Bt, ma soprattutto vietiamo agli scienziati pubblici la sperimentazione in campo di Ogm. Mentre importiamo e consumiamo 10mila tonnellate al giorno, tutti i giorni, tutto l’anno di soia Ogm. Distorcendo Martin Luther King si potrebbe dire: “Io ho un sogno, che le mie piante vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicate per il modo in cui sono nate, ma per le qualità dei loro caratteri. Ho un sogno, oggi!”.

QUI l’articolo il PDF

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Fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica scomparso nel 2006, è un'associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità l'affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l'assistenza personale autogestita, l'abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l'accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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