Il principio di precauzione non giustifica il proibizionismo

Il principio di precauzione non giustifica il proibizionismo

È stata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a porre la parola fine alla disputa interpretativa su alimenti e mangimi geneticamente modificati, coniugati alla sicurezza alimentare. Il 13 settembre, infatti, la Corte di Lussemburgo ha detto la sua sulla corretta interpretazione dell’articolo 34 del regolamento europeo 1829/2003 e gli articoli 53 e 54 del regolamento europeo 178/2002.

Interpretazione richiesta dall’Italia in quello che, mediaticamente, è riconosciuto come “Caso Fidenato”. Tutto, infatti, parte dalla pianura friulana, a Vivaro. Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo semina nel 2009 mais con Dna geneticamente modificato. Si tratta del mais transgenico Mos810. Un organismo sulla cui coltivazione l’Efsa – ovvero l’Autorità europea per la sicurezza alimentare – ha dato il via libera.

Se l’Europa ha detto sì al mais transgenico, l’Italia non ha fatto altrettanto. Fidenato, infatti, è stato coinvolto in processi civili e penali nel nostro paese. A cui si era aggiunta la multa di 16.000 euro, poi annullata dal tribunale di Pordenone, commutata dall’imprenditore dalle nostre Fiamme Gialle. Contemporaneamente, Fidenato aveva subito attacchi dai gruppi “No Ogm”, successivamente sanzionati per aver distrutto le piantagioni.

Appellandosi alla libertà di scelta nella coltivazione degli Ogm, l’imprenditore agricolo ha sempre opposto un’unica argomentazione. Ovvero che non esistono rilevanze scientifiche che dimostrino che i prodotti geneticamente modificati  provochino gravi danni alla salute di uomini ed animali, così come all’ambiente. Argomentazione che è stata riconosciuta dal giudice europeo e da cui Fidenato, membro dell’Associazione Luca Coscioni, è partito per sottolineare tre criticità. Esse sono state indicate nel dettaglio da Marco Perduca in un suo editoriale sull’Huffington Post e che vale la pena di sintetizzare.

Il primo punto riguarda quella che Fidenato ha definito “parzialità della politica italiana”, colpevole di non aver “saputo farsi una ragione del fatto che l’Europa non si possa evocare a proprio uso e consumo a seconda delle convenienze”. La decisione della Corte, infatti, sottolinea due aspetti. Il primo è che le politiche in materia di alimenti e mangimi geneticamente modificati rispettano alti standard mirati a tutelare la salute degli attori coinvolti, così come gli interessi dei consumatori e l’efficienza del mercato interno. Il secondo, invece, sottolinea come nessuno degli Stati nazionali possa prendere misure eccezionali o di emergenza su materie europee fatto salvo non sussistano gravi rischi accertati. Detto altrimenti, l’Italia avrebbe potuto imporre il divieto di coltivazione degli Ogm solo se vi fossero state evidenze scientifiche che individuavano in tale pratica un grave danno per l’ambiente e la salute umana ed animale. Il secondo punto, invece, riguarda più direttamente la giustizia italiana. Fidenato ha sottolineato, infatti, come se gli “avesse dato retta avrebbe risparmiato cinque anni di carte bollate e di udienze”. Il terzo punto, infine, è inerente alla scelta di Fidenato di continuare la battaglia. Una battaglia che porti la politica ad includere le evidenze scientifiche nei processi di adeguamento della normativa italiana agli standard europei. Che, in pratica, è il problema messo in evidenza proprio dalla sentenza della Corte.

Più in generale, sul tema Ogm, anche l’Associazione Luca Coscioni sta muovendosi. Di pari passo con l’evoluzione scientifica e tecnologica. Ultimo in ordine di tempo, è l’appello sottoposto al governo nel gennaio 2017 per prendere in considerazione la possibilità di sperimentare in campo aperto colture frutto dell’editing del genoma. Un appello che, al netto dei confronti con i ministri Fedeli, Martina e Galletti, si è, però, arenato nella scorsa primavera.

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Chi siamo

Fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica scomparso nel 2006, è un'associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità l'affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l'assistenza personale autogestita, l'abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l'accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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