G7, l’agricoltura italiana non sia sacrificata sull’altare dell’agroalimentare

G7, l’agricoltura italiana non sia sacrificata sull’altare dell’agroalimentare

Meno sprechi e maggiore sostenibilità. Il G7 sull’Agricoltura di Bergamo si apre con l’intento di “fornire strumenti concreti agli agricoltori e tutelare il reddito nel mondo”. Il tutto, non tralasciando le crisi dovute al mercato così come ai fenomeni naturali. Di questo tenore è il messaggio di benvenuto che il padrone di casa, il ministro delle Politiche agricole e forestali Maurizio Martina, ha fatto ai suoi colleghi ospiti.

Un appuntamento, quello che si staglia sullo sfondo del capoluogo orobico del 14 e 15 ottobre, che giunge nel momento clou per uno degli ambiti in cui il nostro settore primario maggiormente si esplica. L’agroalimentare nostrano, infatti, ha vissuto nei primi sei mesi del 2017 un vero e proprio boom. A cui, tuttavia, non corrisponde una crescita della produzione agricola. Un prodotto su tutti, il mais sta subendo un vero e proprio tracollo. Sia in termini di quantità prodotta sia in quelli di superficie coltivabile.

La conseguenza è che il nostro Paese importa materie prime per realizzare le proprie eccellenze. I maiali, infatti, provengono dalla Romania, il latte da mezza Europa, il grano da Canada e Ucraina. Lo stesso vale anche per il campo degli Ogm. Si importano, ma non si producono. Questo, perché in Italia la coltivazione degli organismi geneticamente modificati è vietata. Uno dei tanti “No” che non consente ricerche sul “Made in Italy”, con ripercussioni sulle casse statali e su chi vuole contribuire all’avanzamento della scienza italiana. Un “No ideologico” per cui, rileva Marco Perduca in un suo editoriale sull’Huffington Post, più che ai benefici che ne potrebbero arrivare dalla coltivazione Ogm si guarda a presunte “implicazioni etiche”.

Il tutto avviene nonostante le evidenze scientifiche, che non guardano con ostilità agli organismi geneticamente modificati. Ai microfoni de Linkiesta, la senatrice a vita Elena Cattaneo aveva sottolineato come gli Ogm siano “prodotti che la scienza ha dimostrato essere sicuri per ambiente e salute ma che dalla nostra classe politica sono da sempre additati come una sorta di ‘frutto del demonio’.” Al contrario, continuava Cattaneo, “il nostro mais è scadente e attaccato da patogeni scarsamente debellati da cicli di pesticidi”. Con il risultato “che viene in gran parte buttato. E la nostra bilancia commerciale sprofonda dovendolo importare dall’estero – rigorosamente Ogm – per nutrire i nostri allevamenti da cui otteniamo i buonissimi prodotti Made in Italy, tutti a base di derivati Ogm”.

Anche la Fao ha affrontato, negli studi più recenti, il problema. L’organizzazione di Viale Aventino apre alle biotecnologie verdi per superare il traguardo delle sfide future. Ovvero, nutrire in maniera adeguata una popolazione che, nel 2050, conterà più di 9 miliardi di persone, sullo sfondo di un pianeta sempre più desertificato. Nell’estate del 2016, poi, anche i premi Nobel erano intervenuti, chiedendo a Greenpeace – paladina della lotta anti-Ogm – di cessare le proprie attività contro il “Golden Rice”.

Le tecnologie, poi, non smettono di evolversi. L’affinarsi del CRISPR-Cas9, che funge da editing del genoma, ha reso possibile correggere i problemi di Dna di alcune piante. Ma in Italia si può studiare, ma non sperimentare.

Con la “Sentenza Fidenato”, anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha detto la sua: gli Stati membri non possono trincerarsi dietro il “principio di precauzione” se le evidenze scientifiche non ne indicano una sua necessità. Di tutta risposta, “il ministro Martina – sottolinea Perduca – ha ha tranquillizzato “tutti” confermando la proibizione delle coltivazioni Ogm”.

È, dunque, contro l’atteggiamento anti-scientifico la battaglia per favorire lo sviluppo anche in Italia di un biologia che, sempre più spesso, incontri in campo agricolo la tecnologia. Anche in questo ambito, l’Associazione Luca Coscioni è in primo piano. A gennaio 2017 proponendo ai ministri Martina, Galletti e Salute un trial in campo aperto su riso e susine frutto delle ricerche di alcuni dipartimenti universitari. Quindi, l’approfondimento giuridico, scientifico, agricolo e industriale sull’agricoltura di precisione, che si è svolto durante il XIV Congresso dell’Associazione, a Torino. Infine, grazie all’aiuto non condizionato di EuropaBio, l’apertura di Geni Migliori con lo scopo di stimolare il dibattito sugli Ogm.

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Fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica scomparso nel 2006, è un'associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità l'affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l'assistenza personale autogestita, l'abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l'accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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