Confermata multa – ingiustificata – per merenda CRISPR di Bruxelles

Confermata multa – ingiustificata – per merenda CRISPR di Bruxelles

Martedì 5 Marzo l’Associazione Luca Coscioni e Science for Democracy avevano organizzato una merenda CRISPR davanti al Parlamento Europeo con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle nuove tecniche di coltura e i loro effetti benefici sull’agricoltura col messaggio “Give CRISPR a chance!” e per denunciare i problemi creati da una decisione della Corte europea di giustizia.

Durante la manifestazione Marco Perduca, coordinatore di Science for Democracy, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, erano stati fermati.

Il mese successivo i due sono stati interrogati per quasi tre ore dall’agenzia belga per la sicurezza alimentare con il risultato che l’Agenzia ha deciso di multare Science for Democracy per 500€ per non avere rispettato l’ordine di non mangiare il cibo.

In risposta alla multa, Cappato e Perduca hanno scritto una lettera argomentando il perché ritenevano che la multa fosse ingiustificata e pertanto non dovesse essere pagata. L’Agenzia belga ha confermato la multa ma di fatto non ha risposto ai punti menzionati.

Cappato e Perduca scriveranno di nuovo per chiedere ulteriori chiarimenti, nel frattempo però, per dare impulso al cambiamento l’Associazione Luca Coscioni e Science for Democracy sostengono anche l’Iniziativa dei Cittadini Europei Grow Scientific Progress che punta a rimuovere le proibizioni ingiustificate sulla ricerca Crispr.

La corrispondenza tra Cappato, Perduca e l’Agenzia Belga per la sicurezza alimentare

Egregio Signore,

Confermiamo la ricezione della sua multa.

Contestiamo questa multa e crediamo di non aver commesso alcun crimine.

In effetti, l’azione dell’Agenzia federale per la sicurezza della catena alimentare si basava sul fatto che, in occasione dell’evento «Give Crispr a chance», veniva consumato il riso modificato con la tecnica Crispr, che ha un dubbio stato giuridico in Belgio.

Tuttavia, per ammissione dei vostri agenti, non è stata effettuata alcuna analisi tecnica del prodotto. Come possiamo quindi sapere che l’azione dell’AFSCA aveva una base legittima, poiché l’azione è stata avviata a seguito di un atto di denuncia?

Per meglio contestualizzare ciò che abbiamo fatto il 5 marzo, riteniamo utile ricordare le ragioni che ci hanno spinto ad organizzarlo. L’obiettivo era sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sentenza della Corte di giustizia europea del 25 luglio 2018 sulle tecniche di mutagenesi, che non ha tenuto conto delle più recenti scoperte scientifiche. In tale occasione, la Corte ha stabilito che:

1) L’articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che gli organismi ottenuti mediante tecniche o metodi di mutagenesi costituiscono organismi geneticamente modificati ai sensi di tale disposizione.
L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/18, in combinato disposto con l’allegato I B, punto 1, a tale direttiva e alla luce del considerando 17 di quest’ultima, deve essere interpretato nel senso che sono esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva in parola solo gli organismi ottenuti con tecniche o metodi di mutagenesi utilizzati convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza.

2) L’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, come modificata dal regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, deve essere interpretato nel senso che sono esentate dagli obblighi previsti da tale disposizione le varietà geneticamente modificate ottenute con tecniche o metodi di mutagenesi utilizzati convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza.

3) L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/18, in combinato disposto con l’allegato I B, punto 1, a quest’ultima, nei limiti in cui esclude dall’ambito di applicazione di tale direttiva gli organismi ottenuti con tecniche o metodi di mutagenesi utilizzati convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza, deve essere interpretato nel senso che esso non ha come effetto quello di privare gli Stati membri della facoltà di assoggettare siffatti organismi, nel rispetto del diritto dell’Unione, in particolare delle norme relative alla libera circolazione delle merci sancite dagli articoli da 34 TFUE a 36 TFUE, agli obblighi previsti dalla direttiva in parola, o ad altri obblighi.

La decisione della Corte svantaggia pesantemente i centri di ricerca pubblici che vedono piante con mutazioni simili a quelle che si verificano spontaneamente in natura etichettate come OGM, danneggiando un’agricoltura europea che potrebbe eccellere nella produzione di prodotti sostenibili e costringendo l’importazione di prodotti OGM, come soia e mais, per la produzione finale di un elevato numero di prodotti tipici europei.

È in questo contesto che abbiamo organizzato la nostra dimostrazione. Riteniamo che l’applicazione di una legge del 2001 nel 2018 alle tecniche inventate nel 2012 sia inadatta e vada contro le ultime scoperte scientifiche. La nostra azione aveva l’obiettivo di invitare le autorità competenti, attraverso l’organizzazione della merenda di fronte al Parlamento europeo, a una revisione di queste leggi.

Crispr è una tecnica che nelle sue applicazioni agricole consente di produrre di più utilizzando meno acqua, meno terra e meno prodotti chimici. Nel contesto della crisi ambientale che stiamo vivendo e tenendo presente la sovrappopolazione che affligge il nostro pianeta, il rischio per milioni di persone di non avere accesso al cibo di cui hanno bisogno è reale. Allo stesso tempo, Crispr può essere utilizzato per migliorare la salute delle piante, un tema che sarà al centro di una campagna mondiale lanciata dalle Nazioni Unite per l’anno 2020.

Alla luce dell’attuale legislazione, è vietata anche la ricerca di prodotti derivati ​​dalla tecnica Crispr. Crediamo che sia tempo di andare oltre un “no” ideologico e di consentire alla scienza di avanzare in modo che ogni cittadino possa trarne beneficio.

Alla luce di quanto scritto sopra, di ciò che abbiamo condiviso con i vostri agenti durante l’audizione del 2 aprile e poiché non avete potuto, o voluto, analizzare ciò che è stato distribuito ai partecipanti, tutti selezionati, informati e resi identificabili da una maglietta con la scritta “Give Crispr a chance” – riteniamo che la sanzione sia ingiusta e quindi non debba essere pagata.

Cordiali saluti,

Marco Cappato e Marco Perduca

***

Signori,

Confermo ricezione della vostra lettera del 25 luglio 2019, contenente i vostri elementi di difesa a seguito della sanzione amministrativa di 500 € che vi ho inviato il 27 giugno 2019.

Ho preso nota delle vostre argomentazioni.

Innanzitutto vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che voi stessi avete annunciato, in particolare sulla vostra pagina Facebook, che avreste organizzato un’azione durante la quale riso modificato con il metodo “CRISPR-Cas” sarebbe stato mangiato.

È quindi innegabile che voi abbiate presentato, in diverse occasioni (prima e durante l’evento), il riso distribuito come modificato secondo il metodo “CRISPR-Cas”.

La Corte di giustizia europea, nella sua decisione del 25 luglio 2018, ha confermato che gli organismi ottenuti mediante tecniche/metodi di mutagenesi, come il metodo CRISPR-Cas, sono organismi geneticamente modificati.

Di conseguenza, contrariamente a quanto sostenete, lo status giuridico del metodo “CRISPR-Cas” non è assolutamente “dubbio” in Belgio. Il Belgio, in quanto stato membro dell’Unione Europea, è soggetto al diritto dell’Unione Europea e rispetta ed esegue le decisioni della Corte di Giustizia Europea.

Va sottolineato che il rapporto all’origine dell’ammenda ha sollevato solo un’infrazione, vale a dire l’opposizione a un controllo e una confisca da parte di agenti dell’AFSCA.

A questo proposito, l’assenza di analisi tecniche del prodotto, rese impossibili dalla vostra opposizione, non ha alcuna incidenza sull’infrazione dell’articolo 3, paragrafo 7 del decreto reale del 22 febbraio 2001, che inquadra i controlli effettuati dall’AFSCA, che rimane stabilita.

Sembra inoltre opportuno ricordare che, alla luce dell’articolo 4, paragrafo 3, della legge del 4 febbraio 2000 relativa alla creazione dell’AFSCA, l’AFSCA è responsabile di “controllo, esame e competenza dei prodotti alimentari e delle loro materie prime in tutte le fasi della catena alimentare, e questo nell’interesse della salute pubblica”.

Inoltre, nella sua qualità di autorità, AFSCA deve applicare la normativa in vigore e contribuire all’esecuzione delle sentenze giudiziarie.

Alla luce di quanto sopra, confermo la mia lettera del 27 giugno 2019 e, di conseguenza, vi invito a pagare l’importo di 500 € entro 30 giorni dal ricevimento di questa lettera.

In caso contrario, sarei costretto a trasmettere il vostro fascicolo al Procuratore del Re per azione penale alla luce dell’articolo 7, primo comma del decreto reale sopra menzionato del 22 febbraio 2001.

Vi prego di accettare, Signori, i miei distinti saluti.

Il commissario per le ammende amministrative

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Chi siamo

Fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica scomparso nel 2006, è un'associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità l'affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l'assistenza personale autogestita, l'abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l'accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

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